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Vivian Lamarque: 4 poesie d’amore

Vivian Lamarque è nata nel 1946 a Tesero (Trento) e vive a Milano, dove ha insegnato molti anni agli stranieri e in licei privati. Ha pubblicato vari libri di poesie. A 38 anni entra in analisi, il signore a cui dedica tre raccolte e che ricorre in questa selezione di poesie è lo psicanalista junghiano “dott. B.M.”.

Traspare dai versi della Lamarque una profonda solitudine, un bisogno intimo d’amore, d’accoglienza, di ascolto, di comprensione per quanto siano mascherati sempre da un incedere dolce e favolistico. Come se, attraverso la favola, si potesse infine fuggire dal mondo.

Nel 2002 la sua opera poetica è stata integralmente raccolta nell’Oscar Mondadori Poesie 1972-2002. Nel 2004  ha pubblicato Poesie di ghiaccio (Einaudi Ragazzi), nel 2007 Poesie per un gatto (Mondadori). E’ spesso invitata a reading nazionali e internazionali. Tra i vari riconoscimenti il Premio Viareggio Opera Prima (1981), il Premio Montale (1993) e l’Elsa Morante (2005).
E’ anche autrice di fiabe tradotte in varie lingue (Premio Rodari  1997, Premio Andersen 2000, Premio Libro per l’Ambiente 2002). Ultimi usciti  “Mettete subito in disordine!” (Einaudi Ragazzi), e le opere per la collana musicale Fabbri (testi su Mozart, Stravinskij, Ciaikovskij, Prokofiev, Schumann ecc. ).
Ha tradotto Valéry, Baudelaire, La Fontaine, Grimm, Wilde.
Scrive su varie riviste e sul “Corriere della Sera”.

LO GUARDAVA

Lo guardava in disparte
parlare in quel suo modo particolare
con due suore
quando improvvisamente lui si voltò
e per mostrarle un’immagine religiosa
la circondò col braccio
e la guardò così profondamente
che le suore restarono impietrite
e anche lei svegliandosi
proprio in quel momento
impietrita per sempre
in quella posizione.

Da “Il primo mio amore erano due”

FATE PIANO

Fate piano si è addormentata
la televisione se l’è cullata
fate piano non sia svegliata
sta sognando di essere amata.

Da “Il tuo posto vuoto”

IL SIGNORE USIGNOLO

Inaspettato usignolo nelle orecchie, domenicalmente il signore
disse pronto, c’era.
Alle ore 11 del mattino d’oro si accomodò l’usignolo nel nido
protetto, a destra e a sinistra della mente, vegliato dagli occhi
quieto si addormentò.

Da “Il signore d’oro”

IL SIGNORE PUNTINO

Non potendolo vedere sempre, quando infine poteva vederlo lo
guardava moltissimo, fino all’ultimo minuto, fino all’ultimo se-
condo, e anche dopo si voltava indietro, si voltava indietro.
Il signore diventava sempre più piccolo, ormai era quasi del
tutto irriconoscibile, eppure lei lo riconosceva benissimo, an-
che sottoforma di minuscolo puntino laggiù.

Da “Il signore degli spaventati”.

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