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Elisa Biagini, poesie

Elisa Biagini Vive in Italia dopo aver studiato e insegnato negli Stati Uniti per vari anni. Sue poesie sono uscite su varie riviste e antologie italiane, americane e non solo (fra le più recenti Nuovissima poesia italiana, Mondadori, 2004; Parola plurale, Sossella, 2005) Ha pubblicato sei raccolte poetiche, alcune bilingui, fra cui L’Ospite (Einaudi, 2004) e Fiato. parole per musica (Edizionidif, 2006).
Una nuova raccolta, Nel Bosco, è uscita nel 2007 per Einaudi. Sue poesie sono tradotte in inglese, spagnolo, francese, tedesco, portoghese, giapponese, croato e slovacco. Ha partecipato ad importanti festival italiani e internazionali (fra gli altri, in Italia: “Festival della Letteratura”, Mantova; “Festival Poesia”, Parma; “RomaPoesia”, Roma). È inoltre traduttrice di poesia americana ed anche di alcune raccolte di poetesse americane contemporanee. Ha curato il volume Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006). Infine, insegna Scrittura Creativa (Poesia) e Storia dell’Arte in Italia e all’estero.
Ha collaborato e collabora con artisti di varie discipline: col musicista Filippo Gatti alla realizzazione di un CD di canzoni; con il coreografo Virgilio Sieni (Festival Oltrarno 2006: UNCANNY BONE/OSSO); con le artiste visive Francesca Ghermandi, Marina Gasparini e Renata Boero; come curatrice e artista alla mostra ”SISTEMI EMOTIVI”, Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze (2007/2008).
Morgue
1 dicembre 1995ù
Morgue
Morto di fuoco
la sua pelle tira
è un rosa che si spegne
è carta morta,
solo il cartello non arde
con lo spago:
si specchia enorme nella mia pupilla.
**
Sulla duna del naso
giusto un segno
come d’accetta,
incavo per i liquidi
e il colore dagli occhi: come stinti.
**
Mezzo sguardo
di rosso,
un orizzonte
un cencio teso s’inchina la buco nero,
al mezzo schermo
e intanto
sotto il fuoco,
pendagli d’osso
il viso ricoperto,
la rispettata simmetria del morto.
**
Polpastrelli caduti nel buio
e ritirati.
Imbevuti
e poi subito seccati
per la troppa corrente,
da un’apertura incerta
ma profonda,
di poco sopra il polso.
**
Stigmate storta,
una mira presa male
adesso traccia asciugata,
un ombelico
ma senza organi dentro
solo tubi.
**
Perdi gli occhi
annegano nel mare degli umori
e vitreo e acqueo si fondono
e pupilla,
una pasta ti cade tra le mani,
il pozzo di tutti i fotoni.
**
Nelle curve di mani
nelle anse,
tutta quell’ombra
che cade male,
quasi grafite
e le conchiglie d’unghie
in tono con le macchie della pelle.
**
Sei il piu’ vicino al sonno,
bracciale di carta
etichetta per valigia gia’ arrivata:
immerso
in questo scampolo
senza una richiesta,
il pallore cosi’ caro ai pesci,
mano nuda.
**
Un abbraccio nell’aria
che non vedi,
braccio di gru
rimasto senza testa
in un attenti lontano anni luce:
la pelle e’ cosi’ ruvida,
l’ultimo brivido nella surgelazione.
**
Si ritira dal viso la coperta
il sudario di plastica
opaco come latte andato a male,
scopre due piatti vuoti
due bandoni caduti sopra l’osso,
fermato ogni discorso.
**
Toccare dito a dito
intorno al polso
e’ il segno del calzino:
e’ la sosta dei liquidi
col tempo.
**
Non c’e’ campionatura
di quel suono,
puoi solo immaginare di quel passo
o la goccia che scende
e lo stinge.
**
Seccata dal veleno, piu’ una goccia
nel suo corpo un deserto:
anche il sangue di polvere
e dal taglio come grani di clessidra
perduti fuori dal meccanismo.
**
Le unghie,
sorde al silenzio,
continuano il lavoro
perche’ sanno
che il buio ha pochi appigli,
ט tutto liscio e dritto come un pozzo.
**
Sotto la superficie vento ed ossa
ma da qui luce e sul tavolo
la forma,
coperta,
vestito sul viso,
un’onda di detersivo che t’acceca.
**
Un ultimo fotogramma tra le ciglia,
pupilla ferma nella sua cornice
mattonella,
la lacrima cagliata:
sul film la luce che s’impiglia
e vela ancora
l’occhio di vetro
la biglia opaca dal troppo dormire.
**
Gli anni precipitati
nel vuoto
nell’orecchio
il tempo in soluzione,
l’occhio macchiato
di come punti o virgole lasciati
e sotto il pozzo nero della voce.
Corpo infeltrito da lavaggi sbagliati
e certe chiazze scure che non vanno
sono buchi
come d’insetto:
sei tarmata.
Ogni colpo di tosse
spengi una candela: il tuo e’ cuore di buio.
Da “Questi nodi”
1 gennaio 1993
Voglio far parte d’altro non di me,
dimenticare gli angoli, le forme
staccarmi le mani
un colpo secco.
Un percorso nuovo, sa di foglie marce
mi vuole divorare, digerire:
sondo col piede e affondo,
abbandono anche i denti, cascano intorno come semi
e i capelli pesanti e lanosi.
Non sono segni per trovarmi:
se li mangia la terra.
Persa nel verde, diventata un tronco.
*
Nero di storie
formiche divorano il bianco:
ce ne vorrebbero meno, più spazio;
meno formiche
che passeggino calme
le antenne in corona sul foglio,
punte di lapis in movimento
scendano di resina sui tronchi.
*
Lo sfilaccicarsi
della settimana
lo sgretolarsi dei minuti
una slavina bianco feretro
ci attende
ad ultimare il filo:
i semi li ho persi
quassù nella neve.
Nella testa fa freddo:
dimentico i piedi per mesi
e il resto del corpo
anche se i fari sono sempre accesi.
Non ho paura di tagliare i capelli, adesso.

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