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4 poesie di Amelia Rosselli

Amelia Rosselli nasce in Francia nel 1930 dove il padre era fuggito nel 1929 da perseguitato politico; una fuga che segnò la sua  vita tormentata, perennemente alla ricerca di un’appartenenza mai acquisita.

Nel 1940 ,con la madre, si trasferisce in Inghilterra, poi negli Stati Uniti, per tornare successivamente in Italia nel 1946.Ritorna in Inghilterra dove si dedica allo studio della musica e della composizione

La vediamo in Italia nel 1948, a Firenze prima e a Roma poi. Comincia a lavorare per alcune case editrici e a dedicarsi a studi letterari e filosofici.

Nel 1950 conosce lo scrittore Rocco Scotellaro che le presenta  C.Levi mentre . Negli anni Sessanta viene a contatto con ambienti dell’Avanguardia, dal quale si distacca quasi subito; troppo lontana dalle sperimentazioni linguistiche e dall’impronta maschile del gruppo.

Nella sua opera possiamo parlare di sperimentazione, di una lingua come abbandono a un flusso: il suo particolate flusso.

Fu Pasolini a scoprirla, pubblicando nella rivista letteraria «Il Menabò», nel 1963,versi fatti di distrazione quindi, di una grammatica di errori nell’uso delle consonanti e delle vocali.

Una scrittura fatta di solitudine, silenzio, morte, è  quella di “Documento” scritto  tra il 1966 e il 1973.  I versi «Mi truccai a prete della poesia ma ero morta alla vita» rappresentano alcuni dei versi più esemplificativi ,una poesia dove «la speranza è un danno forse definitivo», e dove il mondo è popolato da «elefanti ottusi».

Ottuso come ciò che non è compreso; e come comprendere del resto, se non vivendolo un conflitto  così forte, fatto di interrogativi, sempre alla ricerca della verità impossibile? Diario ottuso (1954-68) è un esempio di prosa della scrittrice ma di una prosa «difficile, interiore quanto la poesia» evidentemente autobiografico.

Ma cosa poteva non essere autobiografico in una donna mossa eternamente dall’amore e dal dolore? Verbi come partire, fuggire, non sapere, non capire accompagnano quest’opera, fatta di pensieri profondamente poetici, di un avventura verso il «terreno nero».

«Ah, potessi avere la leggerezza della prosa» dichiarava essa stessa.

Ma la leggerezza non le appartenne,le appartennero  la provocazione, la furia,l’immaginazione delirante. La passione che cercava uno spazio, una lingua che cercava una risposta in tutte le lingue che sapeva,come l’esperienza della raccolta Sleep (1992) ci dimostra, «la vita scritta su carta, là scorre il mio seme folle alla morte».

«Io non sono quello che appaio» aveva scritto in Documento.

Amelia Rosselli, così fragile e così coraggiosa, visse gli ultimi anni della sua vita a Roma, molto malata sia fisicamente che psicologicamente, li vi morì suicida nel 1996.

La Redazione

Se sinistramente

Se sinistramente, ti vidi

apparire, come un sole nero

la tua biondezza, e il sole

recuperava tutto – o quasi

il tutto che in te trovai…

Un tutto che è mascherata

un tutto che è bisogno: semmai

era anche disperante, ritrovarsi

tali e quali all’adolescente

che mai crebbe: un sentimento

di devozione, è tutto ciò

che m’addombra… nell’ammiccare

per una fiotta di baci che

mai desti, né darai ora che

so quanto luminosa era per

me la tua figura sfocatamente

giustiziera, e lo spirito che

tramortendo la vita che

come sempre, scartando le

molte speranze s’annunciava

già la pronta a rinunciare, magari

morendo nello sforzo di non

distinguere tra te e il male…

Però questa ennesima volta

veramente hai saputo riconoscerla

come tale. Butti via le speranze

non sono altro che una fiotta

di baci ingenui e semplici

mentre nel male il vivere

si fa complesso, e ardendo

d’un nulla che è tutto il

mio pieno, la mia bislacca

vita in un mercato che ha

anch’esso il suo destinato

amore di copulazione, si farebbe

come tale la vuoi, disdegnando

d’insegnarmela!

Da: Variazioni belliche

Nell’antica Cina vi erano fiori d’andalusa. Tu non fischi

per me. Il ramo storto della tua vigliaccheria non era che

la bellezza! nel mare liscio e pettinato in un nodoso cranio.

La scultura del tuo amore era un ritornello, sapiente virgola

del maestro che sa sparire dalla tavola sparecchiata.

Il Giappone crudele e distante è la tua patria.

Il Giappone nodoso ed inestricabile è il viaggio che mi

procurerò con la tua assenza.

Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora

tutto il mondo è vedovo se è vero! Tutto il mondo

è vero se è vero che tua cammini ancora, tutto il

mondo è vedovo se tu non muori! Tutto il mondo

è mio se è vero che tu non sei vivo ma solo

una lanterna per i miei occhi obliqui. Cieca rimasi

dalla tua nascita e l’importanza del nuovo giorno

non è che notte per la tua distanza. Cieca sono

chè tu cammini ancora! cieca sono che tu cammini

e il mondo è vedovo e il mondo è cieco se tu cammini

ancora aggrappato ai miei occhi celestiali.

Da: Documento

I fiori vengono in dono e poi si dilatano

una sorveglianza acuta li silenzia

non stancarsi mai dei doni.

Il mondo è un dente strappato

non chiedetemi perché

io oggi abbia tanti anni

la pioggia è sterile.

Puntando ai semi distrutti

eri l’unione appassita che cercavo

rubare il cuore d’un altro per poi servirsene. .

La speranza è un danno forse definitivo

le monete risuonano crude nel marmo

della mano

Convincevo il mostro ad appartarsi

nelle stanze pulite d’un albergo immaginario

v’erano nei boschi piccole vipere imbalsamate.

Mi truccai a prete della poesia

ma ero morta alla vita

le viscere che si perdono

in un tafferuglio

ne muori spazzato via dalla scienza.

Il mondo è sottile e piano:

pochi elefanti vi girano, ottusi.

……………

C’è come un dolore nella stanza, ed

è superato in parte: ma vince il peso

degli oggetti, il loro significare

peso e perdita.

C’è come un rosso nell’albero, ma è

l’arancione della base della lampada

comprata in luoghi che non voglio ricordare

perché anch’essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame

precise nel volere

sono le stilizzate fontane

può ben situarsi un rovescio d’un destino

di uomini separati per obliquo rumore.

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